giovedì 25 agosto 2016

Agripunk on tour - Agosto e Settembre 2016

Ciao!
Vi segnaliamo gli appuntamenti che ci porteranno in trasferta per tenere una serie di "conferenze", oltre al solito banchino sempre più meraviglioso arricchito delle nuove autoproduzioni create coi frutti dell'estate.

Iniziamo col botto: saremo con il banchino al Rozz Fest #9 dal 12 al 14 agosto!!

* Evento Fb *

Vi aspettiamo  poi al BoEtico Vegan Festival, giunto alla sua 4a edizione, a Bologna nel Parco Cà Bura in via dell'Arcoveggio dal 26 al 28 agosto 2016.
Potrete ascoltare i nostri vaneggiamenti sabato 27 agosto dalle ore 11.30 alle 12 e poi dalle 12 alle 13 insieme ad Earth Riot per parlare tutt* insieme di olio di palma, di glifosate, di mercificazione e liberazione della terra.

* Qui il programma del BoEtico 2016 *

In contemporanea ci troverete con il banchino anche alla Festa Antispecista (ex Veganch'io) a Vimercate.

* Qui il programma della Festa Antispecista *

Ci vedremo poi a Curtatone, Mantova, al Life on Vegan Festival il 4 settembre 2016.
Anche qui ci troverete con il banchino e potrete ascoltare un pò di racconti dal rifugio alle 14.30.

* Qui il programma del LoV Festival 2016 *

Altra festa, altro banchino al Street Food Vegan che si terrà il 10 settembre a Pozzuolo Martesana.

* Evento Fb *

Sempre a settembre, ci beccate pure a Gambettola (FC) il 24 e 25 al Veg Fest 2016.
Idem con patate, banchino sempre fantastico e splendido intervento di Agripunk alle 15.45 di sabato 24 settembre.
Ci teniamo a segnalarvi che a precederci alle 14.45 ci saranno ancora le-i ribelli di Earth Riot.

* Qui il programma del Veg Fest 2016 *

Se avete notato, tutte queste 3 conferenze hanno sempre lo stesso titolo... ma tranquilli, non sarà mai la stessa conferenza!
Vi aspettiamo per conoscervi e conoscerci e se vorrete ascoltari e supportarci!


AGRIPUNK, chi siamo.

Agripunk è un rifugio per animali di qualunque specie nato dalla riconversione di ex allevamento intensivo di tacchini da carne.
Agripunk Onlus è l'associazione senza scopo di lucro per la tutela e la salvaguardia della natura e dell'ambiente nata con questo obbiettivo.

Nostro scopo è dare soccorso ad animali al di là di qualsiasi definizione prestabilita e dar loro la possibilità di vivere come meglio scelgono di farlo, bonificare l'area del Podere dall'inquinamento perpetrato in tutti questi anni, tutelare il bosco, i corsi d'acqua e le sorgenti, proteggere e dare rifugio ad animali selvatici avendo creato un'area libera dalla caccia, restaurare gli stabili interni al Podere creando una "comunità" che vive in maniera il più possibile sostenibile, cercando di aiutare persone in difficoltà, realizzando un'agricoltura sostenibile-biodinamica-sinergica-selvatica, recuperando sementi e piante antiche e tradizionali e creando laboratori di artigianato.

Tutti insieme senza discriminazione alcuna.




Agripunk Onlus
Associazione iscritta al Registro Regionale delle Onlus
iscrizione n°15711 del 17.04.2015
c.f. 90032580517
settore di attività 08-tutela natura ed ambiente
Località L'Isola 61/a Ambra
Bucine (Ar)



tel. 055996946

mercoledì 24 agosto 2016

LA STORIA DI HYBRID TURKEYS by Kingsley Smith


Gli inizi

Hybrid Turkeys è il nome dato all'azienda di allevamento e lavorazione di tacchini acquisita il 7 luglio 1970 dalla Ralston Purina.
Ralston Purina rimase proprietaria soltanto della parte relativa alla lavorazione e commercializzazione della carne di tacchino, venduta con il brand di Checkerboard Farms (Checkerboard, ovvero scacchiera, si riferisce al logo di Ralston Purina, che rappresenta appunto una scacchiera).
In quegli anni la Ralston Purina era in assoluto il maggior produttore mondiale di alimenti destinati ad animali da carne al mondo.
Quattro anni prima, nel 1966, la Ralston Purina aveva acquisito un'azienda di allevamento e lavorazione di tacchini che operava tramite tre diverse denominazioni (Three Star Farms, Shantz Processing e Shantz Hatchery).
Ad acquistare dalla Purina la Hybrid Turkeys furono gli stessi fondatori della Three Star Farms, ovvero i fratelli Shantz, Milo e Ross.
Entrambi erano nati a New Hamburg, nell'Ontario.
Milo nel 1932 e Ross sette anni dopo, nel 1939.
Milo Shantz ed il suo socio Earl Habel si erano dedicati all'allevamento di tacchini su suggerimento proprio di un rappresentante della Purina, Arnold Brown.
Era il 1953 ed i due avevano alle spalle una qualche esperienza nell'allevamento di polli broiler.
I due si diedero da fare nel loro tempo libero e durante intere nottate per attrezzare quella che sarebbe divenuta la sede del primo nucleo del loro allevamento, consistente in 500 animali.
Fin dall'inizio programmarono di operare per cicli.
Quando i primi animali raggiunsero le 8 settimane, ne acquistarono altri 900, poi 1500, fino ad arrivare a 3000 nel 1955.
Il numero rimase costante per i primi due anni.
Poi venne loro offerto di acquistare altri pulcini da un commerciante del settore, George Pinchin. Presero in affitto un altro pollaio e vi misero altri 5000 animali.
Poi ne affittarono un altro.
Nel giro di 8 settimane arrivarono ad una capacità totale di ben 10.000 tacchini.
Earl si occupava a tempo pieno degli animali.
Iniziarono anche ad assumere personale.
Nel dicembre 1957 diedero vita alla Shantz Turkey Farm Ltd e decisero di concentraresi in un'unica area tutta la loro attività.
Il nuovo polo era costituito da capannoni che andavano dai 350 ai 1600 metri quadri.
Nel 1958 Earl Habel si mise in proprio.
Così l'azienda passò nelle mani di Milo, di suo fratello Ross e del padre Irvine.
Ora le fattorie erano due, e pian piano i pollai presi in affitto ai tempi vennero dismessi, per concentrare l'attività all'interno delle loro proprietà.
In quegli anni erano due le tipologie di tacchini allevati dagli Shantz: i broiler, di razza Beaty's River Rest e A O Smith, e i “pesanti”, razza Keithly-McFerrin, Nichols e James.
Nei venti anni che seguirono, la Hybrid Turkeys crebbe fino a diventare una delle tre maggiori produttrici di tacchini al mondo.
Fin dalla fine degli anni Settanta si intensificarono i contatti di affari con la Euribrid, alla quale finalmente la Hybrid venne ceduta nel 1981.
Ross Shantz rimase presidente della Hybrid fino al 1986 e mantenne una poltrona all'interno del Consiglio di Amministrazione fino al 1991.

La famiglia Shantz

Gli Shantz, di fede mennonita, erano originari del villaggio di St. Jacobs, a circa 25 chilometri a nord-est di New Hamburg.
Il villaggio, fondato nel 1852, si trovava in uno stato di grave depressione economica poco più di un secolo dopo.
A salvare il villaggio e dargli nuova vita ci pensò proprio Milo Shantz, coadiuvato da suo fratello Ross.
I due iniziarono ad allargare i propri interessi anche al di fuori dell'industria della carne.
Nel 1975 Milo aprì lo Stone Crock Restaurant.
Nel 1981 fondò la Mercedes Corporation, un'immobiliare tramite la quale si diede ad acquistare e restaurare una serie di vecchi edifici del villaggio, facendone la sede di artigiani ed artisti.
Nel giro di poco il villaggio divenne meta di turismo religioso e non.
Milo inoltre era coinvolto della gestione dei mercati contadini di St. Jacobs e Waterloo, nel Mercato del Bestiame dell'Ontario, nei Grandi Magazzini St. Jacobs, un numero di proprietà immobiliari, ben sei case di risposo per anziani.
Prese anche parte ad tutta una serie di organizzazioni sociali e religiose, come la Mennonite Economic Development Association per lo sviluppo di micro-imprenditorialità, Habitat for Humanity, per la costruzione di abitazioni a basso costo, la Mersynergy Charitable Foundation, a sua volta coinvolta, tra le altre cose, nella gestione di una casa-famiglia per malati psichiatrici.
Per la sua attività sociale e caritatevole Milo Shantz venne insignito della laurea honoris causae in giurisprudenza dalla Wilfrid Laurier University.
Morì il 6 gennaio 2009.
Suo fratello Ross gli sopravvisse ancora qualche anno, fino a spegnersi il 6 giugno 2014.

Crescita aziendale e siti produttivi

Siti produttivi

L'area di nascita e sviluppo della Hybrid Turkeys è quella dell'Ontario sudoccidentale.
Due anni dopo che la compagnia venne rinominata Hybrid Turkeys Ltd, la sede sociale venne spostata a Kitchener al numero 100 di Ottawa St. North.
Nel 1976 venne trasferita al 9 di Centennial Dr. Qui rimase per venti anni, fino al febbraio 1996 quando gli uffici vennero trasferiti nei quartieri di nuova costruzione “Green on the Grand” al 650 di Riverbend Drive, più vicini alla locale autostrada.
L'edificio venne costruito come parte di un progetto pilota teso a minimizzare l'impatto ambientale, massimizzare l'efficienza energetica, garantire massimo comfort abitativo.
Per quanto riguarda i tacchini, invece, la loro prima “casa” era all'interno della fattoria di famiglia nel distretto agricolo di Wilmot, per l'esattezza a New Hamburg, Ontario.
Qui gli Shantz ammassavano i pulcini acquistati dalla Maynards Hatchery at Schomberg, compresi animali di razza Keithley- McPherrin. 
Quando il proprietario della Maynards si dimise, gli Shantz acquisirono l'azienda e la rinominarono Shantz Hatchery. Era il 1963.
L'anno successivo fu la volta di un impianto di macellazione e lavorazione delle carni posto a 55 chilometri da New Hamburg.
A questo punto, l'azienda poteva controllare l'intero ciclo produttivo attraverso le sue controllate Shantz Farms, Shantz Hatchery, Three Star Farms e Shantz Processing (riunite sotto la sigla Shanvest).
Quando l'azienda divenne Hybrid Turkeys Ltd., vennero riorganizzate anche le due divisioni di incubazione (Shantz Hatchery) a Shonberg ed allevamento a New Hamburg.
All'interno di quest'ultima venne creata un'unità di ricerca e sviluppo.
L'azienda venne affiancata dalla Hybrid International Corporation, con il genetista degli Shantz, il dott. R.W. Stevens come presidente, con lo scopo di occuparsi del mercato internazionale. 

Crescita aziendale

L'inizio dell'attività di allevamento
Quando gli Shantz iniziarono ad allevare tacchini, questi erano venduti a George Pinchin, partner della Tend-R-Flesh di Petersburg.
I pulcini venivano acqustati da fornitori di razze Keithley-McPherrin, Nicholas, e Janes (la cosiddetta varietà Max Tingen) per i tacchini pesanti, e Beaty’s River Rest e A.O. Smith per i broiler.
La Tend-R-Flesh era in grande espansione, e chiedeva soprattutto tacchini leggeri, ovvero broiler.
E fu proprio la difficoltà incontrata dagli Shantz nel rifornirsi di pulcini broiler che dessero buoni risultati dal punto di vista economico a spingerli, nel 1958, ad iniziare anche l'attività di allevamento, oltre a quella di ingrasso.
Come abbiamo visto, nel 1963 venne acquistata la Maynards Hatchery, a cui venne dato il nome di Shantz Hatchery.
All'inizio le due attività (allevamento ed ingrasso) venivano svolte all'interno della stessa fattoria.
I rischi connessi all'attività mista spinsero i fratelli Shantz ad acquistare un'altra fattoria (che prenderà il nome di Three Star Farms), che crebbe rapidamente fino ad arrivare a tre capannoni, ognuno lungo più di cento metri. 
Nel 1961 Milo Shantz incontrò Len Weeden, allora impiegato presso il Ontario Agricultural
College. Weeden mostrò a Shantz la sua tecnica di inseminazione artificiale su tacchini. E Shantz gli offrì di entrare in società.
Weeden accettò, e rimase a capo della sezione allevamento fino al 1994.


Il Diamond White

All'inizio gli Shantz preferirono allevare tacchini di razza A.O. Smith.
Una razza che genera ottime ovaiole, ma animali di stazza non abbastanza grande.
Diretto concorrente era la Cuddy Farms, leader del mercato con la sua razza Wrolstad.
Proprio cominciando da questa razza, gli Shantz iniziarono il loro primo esperimento di selezione.
Circa 1000 femmine fornirono la base per la prima selezione.
Da queste ne vennero scelte 120 e poi solo tre che diedero origine a due linee femminili ed una maschile di quello che sarà conosciuto come il Diamond White.

Ralston Purina

Il 23 agosto 1966 le attività di allevamento, ingrasso e produzione passarono nelle mani della Ralston Purina.
Un anno dopo il nome dell'azienda venne cambiato in Checkerboard Farms.
Gli uffici erano localizzati ad Ingersoll, proprio dove sorgeva l'impianto di macellazione.
La Checkerboard Farms operò per appena quattro anni, durante i quali il tacchino Diamond White divenne la razza più diffusa in Francia.
Nel 1970 i due rami d'azienda di allevamento ed ingrasso vennero offerti agli Shatz, che li acquistarono ad un terzo di quanto avevano venduto.
Ralston Purina mantenne il controllo sull'impianto di macellazione e lavorazione carni. 
L'azienda cambiò il nome in Hybrid Turkeys Ltd, con la consociata Hybrid International Corporation a seguire il mercato internazionale ed il marketing aziendale.
L'azienda venne acquistata dalla Shore to Shore Corporation (di cui Milo era vicepresidente), per essere poi ricomprata dagli Shantz nel 1973.
Grazie alla sua “specialità”, la razza Diamond White, e al suo successo sia sul mercato canadese che statunitense che europeo, la Hybrid Turkey iniziò a volare alto.
Nel 1974 deteneva ben il 70% del mercato canadese.

Vantaggio Canada

Hybrid Turkeys potè avantaggiarsi non poco del fatto di essere localizzata in Canada, grazie alla politica tipica di questo paese per quanto riguarda l'allevamento di pollame, ovvero:
- allevamenti intensivi al chiuso
- produzione continua durante tutto l'arco dell'anno
- programmi sanitari e veterinari
- alto livello di conoscenze sul sistema di alimentazione dei tacchini
- alto livello di specializzazione nel trasporto di pulcini e tacchini adulti da parte dell'aviazione nazionale
La Hybrid partecipò ai programmi governativi sul controllo sanitario di uova ed animali, riuscendo così a tenere sotto controllo l'insorgere di micoplasmosi, salmonella e paratifo, e collaborò con il ministero dell'Industria e del Commercio fornendo informazioni preziose sullo sviluppo del mercato estero.

Swift Butterball

Il marchio Butterball, registrato nel 1940, venne acquistato negli anni Sessanta dalla Swift and Co., storica azienda americana leader nella commercializzazione di carni e preparati.
Quando la Swift decise di immettere nel mercato tacchini di piccola taglia, si rivolse alla Hybrid ed al suo prodotto: il Diamond White, considerato allora il migliore in tutta l'America settentrionale.
Il contratto con la Swift, firmato nel 1978, arrivò in un momento cruciale per l'azienda canadese.
La crisi economica iniziata ai primi anni Settanta aveva fatto aumentare i costi di produzione e precipitare le vendite.
Gli ordini della Swift risultarono provvidenziali.
E quando il contratto venne recesso, nel 1994 (due anni prima che la Swift venisse acquistata dalla ConAgra, e che – poco dopo – il marchio Butterball venisse venduto alla Caroline Turkeys), la Hybrid aveva comunque ripreso a volare nei mercati internazionali, soprattutto in Polonia e Yugoslavia.

Il secondo prodotto: Double Diamond

Con gli anni Settanta il mercato si andava assestando su tre tipi di prodotto: un tacchino di piccole dimensioni, adatto ad essere consumato fritto, uno di dimensioni intermedie per la vendita al dettaglio, ed uno di grandi dimensioni destinato alle aziende di lavorazione delle carni.
E la Hybrid rispose con la “creazione” del suo secondo prodotto: il Double Diamond.
Nel 1978, la Hybrid era arrivata ad una capacità di 70.000 riproduttori e 7.000.000 di uova all'anno. 
E vantava clienti in ben 22 paesi.



Il Large White

A questo punto, per competere su tutti i fronti con i concorrenti sul mercato statunitense, mancava soltanto un “prodotto” di grandi dimensioni.
Durante un viaggio in Gran Bretagna, Milo Shantz prese accordi con la British United Turkeys.
Nel 1976 questi ultimi spedirono in Canada un determinato numero di tacchini, che sarebbero serviti come progenitori del futuro tacchino gigante.
Le selezioni genetiche, portate avanti sempre da Len Weeden, proseguirono fino al 1978, quando il nuovo animale era ormai pronto per i consumatori ed il mercato.
E favorì l'ingresso della Hybrid anche nel mercato italiano, dove il Large White era richiesto dai macellai per la vendita al dettaglio, ma anche dai consumatori finali come prodotto da banco.
Ormai tutta l'industria della carne stava muovendo verso animali sempre più grandi.
Hybrid abbandonò il nome Diamond per le sue creature, in quanto questo richiamava i piccoli tacchini degli inizi.
Ormai le cose erano cambiate.
Invece della dicitura Diamond vennero usati dei numeri.
E così il Diamond White divenne il modello 1000, il Double Diamond 2000, e il Large White 3000.





L'acquisto di Euribrid

A cominciare dagli anni Sessanta, e per tutti gli anni Ottanta, le principali aziende di allevamento e selezione di animali da carne divennero sempre più ambite tra i grandi colossi del farmaceutico e dell'agribusiness.
Le tecniche di selezione stavano diventando sempre più complesse, sempre più complessi i target: alta performance, resistenza alle condizioni di vita e alle malattie. 
Tra i maggiori ed i primi acquisitori troviamo la IBEC (International Basic Economy Corporation), fondata da Nelson Rockerfeller con lo scopo di portare il capitalismo nei paesi poveri, soprattutto quelli dove più frequentemente scoppiavano rivolte o era percepito il “pericolo rosso”.
La IBEC acquisì la Arbor Acres Farms e la Nicholas Turkeys.
Mentre la British United Turkeys venne inglobata dalla Hubbard Farms, di proprietà della Merck and Co. Inc.
I due maggiori concorrenti dei fratelli Shatz erano a questo punto nelle mani di grandi aziende con un immenso potere economico e importanti sinergie da investire nel campo della ricerca.
Milo Schatz contattò allora la Euribrid, olandese.
La fusione avvenne nel gennaio 1981.
Come ebbe a dire durante uno degli incontri propedeutici alla fusione, “è arrivato il momento per la Hybrid Turkeys di avvalersi di un potente partner finanziario, come già fatto da BUT e Nicholas”.
Tutto il materiale genetico della Euribrid Coolen venne trasferito a Kitchener, operazione alquanto costosa.
Ma nessuna delle linee venne utilizzata all'interno del programma Large White.
Il Large White venne introdotto in Nord America nel 1984 e conobbe un enorme successo per i cinque anni seguenti. 
Le femmine di Large White arrivavano a 6,8 chili, i maschi a 13,60. 
Il successo è attribuibile a tre tratti di questo animale: buona sopravvivenza, buone zampe e alta produzione di uova per le femmine.



Il sistema di allevamento e gestione

Il sistema gestionale dell'allevamento di tacchini canadese, perfezionato dalla Hybrid, si basava su allevamento al chiuso e produzione continua durante tutto l'anno. 
Il confinamento era una soluzione necessaria, dato il clima canadese, proprio per ottenere una produzione continua durante l'anno e venne adottata sia dai selezionatori che dai produttori (allevatori).
La gestione per la selezione era esattamente uguale a quella utilizzata nel campo dei polli broiler. I
l programma di selezione per le femmine del Diamond e Double Diamond (per i due programmi venivano utilizzate le stesse femmine, fatte accoppiare con maschi di dimensioni maggiori per la creazione del Double Diamond) avveniva in capannoni chiusi, con alcune femmine tenute a terra ed altre in gabbia, le stesse gabbie utilizzate per i broiler.
L'evoluzione della gestione dei tacchini in gabbia iniziò nel 1972.
La Hybrid riconobbe che ci sarebbero voluti vari anni prima che le femmine si adattassero al sistema in gabbia.
Dopo un periodo di assestamento di tre anni, si era pronti per la gestione di un allevamento al chiuso ed in gabbia.
Una tipica unità era costituita da 3000 tacchine in gabbie singole in un'ala (o 6000 in gabbie da due) e 2500 tacchine a terra nell'ala opposta.
Ogni gabbia misurava 61 cm di larghezza e 56 cm di profondità, il pavimento era costituito da una rete ricoperta di materiale plastico.
Le uova deposte scivolavano all'esterno e venivano raccolte in un convogliatore in rete metallica. L'uso di un nastro trasportatore venne bocciata per evitare problemi di igiene con le uova e perché avrebbe comportato un diminuito controllo delle condizioni degli animali.
Le prime femmine utilizzate pesavano 6 chili.
Il primo anno si concluse con un disastro.
Ma dopo tre anni si verificò un buon adattamento genetico alla detenzione in gabbia.
I maschi erano detenuti in stie di 8 metri quadri, ciascuna contenente 15 animali, posti di fronte al capannone delle femmine.
Qui essi erano maggiormente visibili e potevano quindi ricevere le dovute cure.
Con questo sistema di gestione diminuirono gli episodi di aggressioni e lotte, così come il tasso di mortalità, e migliorò la produzione di sperma. 
Negli anni Settanta, sotto la direzione di Bill Stevens, la Hybrid mise a punto tecniche di allevamento per i tacchini broiler e un programma di aggiornamento per tutti i propri clienti.
Nello sviluppare il mercato estero, la Hybrid non mancava di enfatizzare i quattro punti cardine del sistema di allevamento canadese: allevamento al chiuso, produzione continua durante l'anno, programma sanitario, know-how canadese.
Le esportazioni iniziarono a metà degli anni Sessanta con le vendite in Belgio, Gran Bretagna, Francia, Grecia, Ungheria, Giappone e Germania Ovest.
A metà degli anni Settanta l'export raggiunse la Cina.
Gli anni Ottanta significarono un'era completamente diversa per la Hybrid, ora parte della Euribrid sotto la bandiera del BP Nutrition Group.
Con il ritiro a vita privata di Milo Shantz, la direzione passò nelle mani di Ross Schantz, ed il gruppo dirigenziale si rinnovò con Ken Kruger come genetista, David Howley direttore marketing, Jack Merritt marketing consultant, Paul Wagoner direttore vendite per gli USA, Theo Philipsen direttore per il mercato europeo, Peter Falley rappresentante per il mercato Est Europa, William Hacking per il settore veterinario e eradicazione malattie, ed Olga Dubrescu per il settore selezione e miglioramento maschi riproduttori.
Euribrid garantì il supporto finanziario, scientifico e manageriale per garantire e permettere la successiva fase di espansione.
La Hybrid divenne leader nel campo degli allevamenti da riproduzione.
Qui i maschi venivano sottoposti ad una intensa pressione selettiva, tale da incrementarne il peso, l'indice di conversione e rendimento delle carcasse. 
Le femmine venivano selezionate in base alla capacità di deposizione delle uova, fertilità e schiusa delle uova. 
La riproduzione avveniva tramite inseminazione artificiale. 
Tramite questo sistema si arrivò alla creazione e produzione del Large White.
Grande enfasi venne posta sull'eradicamento di ogni tipo di malattia, tanto che ogni spedizione di animali o di uova poteva godere di certificazioni da parte del Ministero della Salute canadese.
Negli anni Ottanta l'azienda possedeva due stabilimenti per la produzione di uova e 14 allevamenti. Di questi quattro erano destinati alla ricerca per la selezione di linee genetiche, sette erano destinati alla produzione di uova da schiusa per la riproduzione, e tre per la produzione di uova da destinarsi alla produzione di animali da carne.
Allevamenti di animali da riproduzione vennero costruiti anche in Brasile (grazie alla partnership con la Sadia Concordia SA), dove si arrivò alla produzione di ben 7 milioni di animali l'anno, ed in Ungheria, in collaborazione con la Voros Csillag Farm e la Agraria Babolna.


Cambio di filosofia manageriale

Nella seconda metà degli anni Ottanta, con il ritiro a vita privata di Ross Schatz e la nomina di Julian Den Tandt a presidente, si verificò un cambiamento radicale a livello manageriale.
Sotto la guida di Den Tandt la Hybrid si apprestò a diventare leader nella selezione genetica e nell'esportazione, passando dal detenere dal 6 al 25% della quota di mercato mondiale.
Egli fu in grado di portare l'azienda al passo con i ritmi sempre più veloci del mercato internazionale, modificando sia il management che il sistema di allevamento e selezione.
Len Weeden venne nominato Direttore Operativo, Ken Kruger venne trasferito in California e fu sostituito nel ruolo di Direttore della Ricerca da Lynn Bagley.
Jack Merrit divenne il Vicedirettore Marketing e potè contare, per il mercato nord americano, sulla collaborazione di Kevin Weeden e Ron Slavnik.
Grazie all'intensa attività di marketing il volume di affari crebbe notevolmente, con il Large White che conquistò quote di mercato nord-americano sempre crescenti, fino a crescere di ben 40 volte rispetto agli inizi degli anni Ottanta.
Questo grazie alla selezione genetica, che aveva fatto di questo animale una perfetta macchina: ottimo indice di conversione, crescita veloce, alto livello riproduttivo e facilità di allevamento. 
Il successo della Hybrid risiedeva nella filosofia che, stando alle parole di Den Tandt, era alla base dell'attività di selezione genetica portata avanti negli anni dall'azienda:
“Noi della Hybrid siamo consci che ogni cambiamento genetico troppo marcato, teso ad incrementare sempre più la crescita porta con sé innumerevoli problemi: alle articolazioni, alla percentuale di schiusa delle uova, alla fertilità. 
Problemi che invece non sono presenti nel nostro Large White. 
Stiamo costruendo l'animale del futuro. 
Il mercato è cambiato. 
I profitti si sono ridotti. 
Per questo è sempre più importante avere animali ad alto rendimento e bassa mortalità. 
Che non presentino problemi articolari, che siano pur sempre in grado di camminare, ma che al contempo abbiano un alto grado di crescita e di sviluppo pettorale”.
Questa “filosofia” venne mantenuta anche durante gli anni Novanta, quando la direzione dell'azienda passò nelle mani di Haydn Jones, con la creazione di un vero e proprio team dedicato a selezionare animali con zampe sempre più robuste.
Haydn Jones venne sostituito nel 1994 da Paul Jeenes, già presidente della Euribrid.
Hybrid ed Euribrid erano ormai il maggior gruppo operante nella selezione di animali da reddito, operando in ben quattro ambiti e su quattro tipi di “prodotti”:
broilers (Hybro), ovaiole (Hisex) , maiali (Hypor) e tacchini (Hybrid). 
Come sottolineato da Paul Jeenes, la Euribrid poteva vantare il miglior team mondiale nella selezione e modificazione genetica di animali da reddito.
E continuava a lavorare incessantemente per creare animali sempre più efficienti, che garantissero ai clienti del gruppo profitti sempre maggiori.
Ed il successo non si fece mancare, con una crescita esponenziale nelle esportazioni negli anni Ottanta e Novanta.

L'evoluzione nel programma di selezione

La selezione genetica (e le modificazioni sostanziali subite dagli animali) hanno rispecchiato e rispecchiano il trend di mercato.
Prima degli anni Ottanta venivano preferiti animali ad alta riproducibilità e alta percentuale di deposizione delle uova.
Con gli anni Ottanta il mercato della carne di tacchino crebbe notevolmente.
La richiesta da parte degli allevatori si spostò quindi su animali più pesanti, in grado di garantire un maggiore indice di conversione e maggiori guadagni.
Vennero quindi selezionate tacchine sempre più pesanti, sottoposte a stimolazione luminosa per aumentarne l'ingrasso. 
Parallelamente, diminuì il tasso di deposizione delle uova, ed aumentarono le deformazioni scheletriche degli animali. 
Dagli inizi alla metà degli anni Novanta cominciarono ad essere le aziende di trasformazione a dettare le regole del mercato, richiedendo maggiore produttività (per assecondare la richiesta di maggiore quantità di carne di petto di tacchino a prezzi sempre minori).
Questo spinse la selezione genetica verso animali sempre più pesanti e con petti di dimensioni sempre maggiori. 
Verso la fine degli anni Novanta i consumatori finali (e quindi la distribuzione) cominciarono ad avanzare preoccupazioni sia di carattere etico sul trattamento degli animali, sia – soprattutto – sulla qualità della carne e quindi sulle modalità di allevamento. 
Anche l'utilizzo finale dell'animale, che varia da regione a regione, ha la sua influenza sulla selezione genetica.
Laddove il mercato si concentra sulla vendita degli animali interi, il peso al momento dell'uccisione (il cosiddetto “killing weight”) sarà inferiore.
Contrariamente, sarà maggiore laddove il tacchino è destinato ad una ulteriore lavorazione prima della vendita al dettaglio.
Il peso, quindi, varia considerevolmente, e va dagli 11 kg di Canada, Francia e Sud America, ai 18 kg di USA, Italia e Germania.
La selezione quindi terrà conto del massimo indice di profitto per ogni tipologia: gli animali di taglia più piccola verranno “creati” tenendo conto soprattutto della fertilità, di un alto tasso di crescita in poco tempo, mentre quelli di taglia più grande dovranno avere come tratti predominanti un alto indice di conversione, una maggiore resistenza (poiché verranno macellati più tardi), alto grado di sviluppo del petto. 

Biosicurezza

Creare e gestire un allevamento di tacchini implica del costi notevoli.
E gli animali, allevati in condizioni quanto più lontano si possa immaginare dalle loro necessità etologiche, con un alto tasso di affollamento, sottoposti a mutazioni radicali dei loro tratti originari, sono soggetti ad alto rischio di contrarre malattie di vario tipo.
Helen Wojcinski, direttore per i programmi sanitari della Hybrid nei primi anni Novanta, in un suo scritto dell'epoca, invita a considerare l'allevamento come una fortezza.
Protetta da muri invalicabili che devono tenere lontani intrusi visibili ed invisibili.
E stila una serie di regole da applicare in maniera ferrea per contenere il rischio di infezioni e malattie.
Quel che ne esce è un quadro inquietante, con gli allevamenti sempre più simili a fabbriche di delicato materiale biologico.
Primo punto è evitare il contatto tra gli animali e personale esterno (camionisti, veterinari, visitatori). L'allevamento deve essere diviso in “area sporca” ed “area pulita”.
Soltanto il personale addetto può accedere all'area pulita, ovvero dove sono detenuti gli animali, e solo previa disinfezione ed utilizzo di abbigliamento apposito.
Tutti gli strumenti utilizzati possono essere veicolo di malattie.
Per questo, se usati in più di un allevamento, devono essere sottoposti a disinfezione e pulizia maniacale.
Allo stesso modo, i camion utilizzati per il trasporto degli animali devono essere disinfestati prima di ogni operazione.
E va evitato ogni contatto con “intrusi” ovvero con animali selvatici, insetti, roditori.
Questo comporta il controllo di insetti e roditori (ovvero la loro sistematica uccisione), la rimozione di nidi di uccelli selvatici nelle prossimità dell'allevamento, pulizia esterna onde evitare l'accumularsi di avanzi di cibo o altro che possa attirare selvatici.
Ed, ovviamente, prevenire ogni possibile malattia attraverso una puntuale opera di vaccinazione.

Pratiche di allevamento

Le pratiche di allevamento sono cambiate con il tempo, seguendo le modifiche attuate sul genotipo del tacchino.
Len Weeden, che ha lavorato per 37 anni alla Hybrid Turkeys, può dirsi uno dei maggiori artefici del perfezionamento della moderna tipologia di allevamento.
Riportiamo qui un sunto di quanto da lui esposto alla Sedicesima Technical Turkey Conference, tenutasi a Buxton, UK,  nel 1993, ovvero un anno prima del suo pensionamento.
"I tacchini, nel loro ambiente naturale, vivrebbero in larghi spazi, in climi caldi. 
Per poterli allevare anche in zone estremamente fredde come il Canada, racconta Weeden, non ci sono alternative all'allevamento al chiuso. "
La sua conferenza, infatti, portava il titolo di “Fondamentali per l'allevamento dei grandi tacchini commerciali al chiuso”.

"Con il crescere della produzione durante tutto l'arco dell'anno e l'incremento delle misure di biosicurezza, siamo oggi in grado di produrre sempre più tacchini in allevamenti al chiuso.
Questo tipo di allevamento comporta ovviamente delle differenze di gestione rispetto al tradizionale allevamento all'aperto.
L'allevamento all'aperto ha sì dei fattori positivi, come la possibilità per gli animali di vivere alla luce del sole e all'aria aperta, di avere più spazio e fare movimento. 
Ma i fattori negativi sono estremamente pesanti: rischio di malattie, di predatori, problemi legati al maltempo. 
Tutti fattori che possiamo controllare con l'allevamento al chiuso. 
Le regole per un buon management sono riassumibili nell'acronimo FLAWSS.
Feed (cibo): deve essere di buona qualità e appetibilità
Light (luce): Hybrid raccomanda di iniziare con cicli di 24 h di luce, per poi ridurre l'intensità dopo una settimana (14 ore intensità massima, 10 ore intensità al 60%).
Air (aria): l'aria va cambiata in maniera da garantire una buona ossigenazione ed il benessere degli animali. Anche dei ventilatori che permettano il ricircolo di aria sono suggeriti, soprattutto nella stagione calda.
Water (acqua): acqua fresca e pulita deve essere sempre presente.
Space (spazio): lo spazio deve essere sufficiente a garantire ai tacchini un minimo di movimento, così da rinforzare le zampe. Hybrid suggerisce di iniziare con 0.1 m2 ad uccello (per gli uccelli di 6 settimane) per poi terminare con uno spazio calcolabile in 40-50 kg / m2.
Sanitation (sanitizzazione): Un ambiente sano (biosicurezza) minimizzerà il bisogno di vaccinazioni. Da controllare l'accesso di persone, roditori, uccelli selvatici e altri animali.
Altri fattori da tenere in considerazione:
Mangiatoie ed abbeveratoi devono essere idonei agli animali e alla loro età.
La lettiera deve essere assorbente, non generare polvere, e cambiata regolarmente.
Taglio del becco: da effettuare ad un giorno dalla nascita oppure entro le quattro settimane. 
Riduce il rischio di cannibalismo.
Temperatura: regolate la temperatura per garantire il benessere dei tacchini, ed osservate gli animali, giacché indicheranno con il loro comportamento quale è la temperatura che ne garantisce il benessere.

Il programma di espansione

Negli anni Ottanta e Novanta l'espansione del giro di affari della Hybrid sembrava inarrestabile.
Non solo fornitura di animali vivi, ma anche di tecnoologia e conoscenze.
I loro clienti spaziavano dagli Stati Uniti all'Europa dell'Est.
Ma le esportazioni erano iniziate ben prima.
Ovvero quasi subito dopo la nascita dell'azienda.
Nel 1976 Hybrid vantava clienti in 21 nazioni.
Nel 1991 si era arrivati a 41 stati: U.S.A., Messico, Giamaica, Barbados, Bermuda, Trinidad,  Colombia, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Perù, Cile, Brasile, Bolivia, Paraguay, Uruguay, Argentina, Irlanda, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Ghana, Nigeria, Sod Corea, Cina, Filippine ed Indonesia.
Quando nel 1997 l'azienda venne premiata per la sua attività di export, si erano aggiunti altri paesi: Albania, Belize, Bulgaria, El  Salvador, Guatemala, Guyana, Panama, Romania, Taiwan, Trinidad e l'Unione Sovietica



traduzione PolzyLady

Dal letame nascono i fior, per il letame ci muore il maiale

Avevamo iniziato ad analizzare come 3 delle principali motivazioni per convincere una persona a smettere di mangiare carni e derivati, fossero altamente antropocentriche e, purtroppo, confutabili.
Motivazioni spesso valide e spesso usate dalle campagne animaliste però spesso hanno portato ad un rapporto errato con l'altro, altre ad un allontanamento dall'etica antispecista e ad alcune il sistema ha posto rimedio studiando e sviluppando soluzioni.
La prima motivazione è quella legata al paragone "uno lo mangi, l'altro lo coccoli" che tende ad assimilare gli animali da reddito a quelli domestici (trattata qui), la seconda motivazione è quella salutistica (trattata qui), la terza è quella legata all'inquinamento degli allevamenti intensivi che tratteremo ora.
Gli allevamenti intensivi inquinano, quello è ovvio.
La produzione di liquami, il consumo enorme di risorse energetiche, l'annullamento di intere biodiversità dovuto alla cementificazione di aree isolate dai centri abitati, la produzione enorme di rifiuti di ogni tipo a volte seppelliti insieme alle carcasse, sono senza ombra di dubbio problematiche degne di nota che dovrebbero scoraggiare chiunque dal finanziare queste attività al di là della questione animale.
Senza contare che per produrre i mangimi si alimenta il disboscamento per creare monoculture iper-resistenti e il conseguente ampio utilizzo di pesticidi che, trasportati dall'aria o dalle falde acquifere, annientano anche i boschi circostanti, dove ancora c'è la fortuna di trovarne qualcuno.
Come si dice giustamente nel film documentario Cowpiracy, ogni persona che ha a cuore la salute e la sopravvivenza dell'ambiente e del pianeta nel quale viviamo, non può ignorare quello che comportano gli allevamenti intensivi.
Ancor meno lo possono ignorare coloro che hanno a cuore la liberazione animale.
L'industria della carne è potente e il documentario stesso è stato boicottato ed è stata difficile, all'inizio, la sua diffusione.
Ora per fortuna è stato visto da milioni di persone ed in ognuna di quelle persone ha sicuramente scatenato riflessioni importantissime.
Però, proprio perchè l'industria della carne è potente, la stessa ha già provveduto a cercare di salvarsi la faccia e qualche associazione ha iniziato a sfruttare la cosa nel nome del "benessere animale" promuovendo la "carne felice" ossia allevamenti estensivi o modello fattoria dove gli animali vivono una vita dignitosa ma dove, sempre e comunque, muoiono macellati.
L'animale rimane comunque un "bene" sacrificabile, l'importante è che il suo allevamento non crei danni all'uomo secondo una visione specista che ancora una volta porta l'uomo stesso al centro delle esistenze dimenticando di vedere le cose da un punto di vista a 360°: sfruttamento animale (umano e non), sfruttamento ambientale, sfruttamento economico, bio ingegneria, interessi politici ecc ecc ecc.
Informandoci sulla questione della mega porcilaia di Ceneselli inoltre, abbiamo scoperto cose interessanti riguardanti il tentativo di porre rimedio alla questione inquinamento.
Ci aveva anche incuriosito questo articolo riguardante Fieragricola a Verona: FierAgricola inaugura con sconto (16%) su energia-accordo Mipaaf_Enel e, analizzando le 2 questioni, ci siamo resi conto di una realtà sconcertante.
La mega porcilaia è strettamente collegata ad un impianto a biogas nato in maniera "strana" come si evince in questo articolo e l'accordo sugli sconti energetici agli allevatori, potrebbe essere a sua volta collegato.
In sunto, il messaggio lanciato è che gli allevamenti intensivi possono non inquinare se servono per produrre energia.
Molti allevamenti hanno iniziato ad utilizzare questo sistema con l'integrazione di centrali a biogas-biomasse e sorgono aziende che si specializzano in questo mercato.
Cosa ci dice tutto questo?
Che come al solito, il sistema ci lascia esporre un problema solo quando ha già la soluzione a portata di mano.
Quindi anche il puntare solo sull'inquinamento e sulle esigenze dell'uomo, scatena argomentazioni contrastanti.
Altra questione, la vicinanza di centrali a biogas e allevamenti con i poli santitari.
In questa commissione europea del 2014, si parla dell'utilizzo dei rifuti per creare mangimi per gli animali e risale al 2012 lo scandalo del prosciutto di Parma, Modena e S. Daniele fatto con maiali alimentati con rifiuti anche di origine animale.
Se uno fosse complottista e paranoico potrebbe anche arrivare a pensare che un giorno qualcuno potrebbe avere la brillante idea di alimentare i maiali con i rifiuti, anche ospedalieri.
Ma se le centrali a biogas funzionano anche con i nostri rifuti, perchè usarli per alimentare gli animali per poi utilizzare le loro deiezioni come "carburante"?
Non si potrebbero usare direttamente questi rifiuti ed evitare il sorgere di nuovi allevamenti?
Certo, ma si spezzerebbe la catena di interessi.
Allora ci dicono che bisogna farlo perchè è maggiormente conveniente.
Non importa a nessuno se per accendere una lampadina bisogna deviare il corso di un fiume, sventrare la terra per cercare carbon fossile, immettere nell'aria sostanze tossiche quindi figuriamoci se bisogna rinchiudere migliaia di maiali, mucche ecc per sfruttare le loro deiezioni, oltre che le loro membra.
A nessuno importa se le centrali stesse a biogas sono rischiose come si può leggere qui e qui.
Stesso discorso vale per le energie alternative, da fonti rinnovabili, che sembrano essere una buona via di mezzo, ma le quali consentono sempre agli allevatori di produrre energia dallo sfruttamento.
Infatti tetti interi di capannoni sono sostituiti con pannelli solari che producono energia per tenere accese le luci artificiali dentro allo stesso capannone, interi campi sono coltivati a pannelli anzichè a girasoli, le pale eoliche si stagliano tra le vallate come nuovi mulini a vento contro i quali lottare e per innalzarle vengono spazzati via interi boschi.
E in tutto questo agli allevatori viene fatto lo sconto, come se fossero loro a salvarci dalla crisi energetica dimenticando che poi di fatto continuiamo a dipendere da fonti energetiche devastatrici tipo il nucleare che importiamo dai paesi vicini.
L'allevamento non è mai sostenibile.
Per tutti questi motivi ma per alcuni specialmente: gli animali dentro ci muoiono, le persone che ci lavorano sono sottopagate e schiave della grossa distribuzione, l'ambiente circostante ne soffre, l'agricoltura tradizionale scompare, aumentano rifiuti difficili da smaltire, si arricchiscono le multinazionali della chimica che producono integratori e vaccini aumentando la sperimentazione di nuovi farmaci.
Iniziamo a far capire alle persone che un nuovo modo di concepire il mondo è necessario, ma facciamolo a 360° perchè fino a quando un solo problema verrà ignorato, una sola discriminazione verrà accettata, un solo regime verrà elevato non se ne verrà mai fuori e nulla mai cambierà.

Spunto di riflessione.
Non solo letame.
Leggete qui.

***AGGIORNAMENTI! Il progetto da 13.000 suini è decaduto, ora ripartono all'attacco con il progetto originario, già approvato dalla Regione Veneto, per quello da 22.000 con annesso impianto a biogas. Notizia del 21-4-2016.
*** AGGIORNAMENTO: La porcilaia non si farà. Notizia del 27-6-2016.

La china scivolosa della compassione e del voler mangiare carne a tutti i costi

Vogliamo condividere con voi un appello che abbiamo sottoscritto e che, da quando è stato pubblicato, ci ha illuminati su una realtà che all'epoca si conosceva forse poco, ma che ora grazie
anche alla portata mediatica dell'argomento "allevamenti intensivi" è prepotentemente tornata alla ribalta.
Subito vi riproponiamo l'appello che potete trovare nel blog di Bio-violenza, al mattatoio sani e felici.

CIWF - La china scivolosa della compassione: appello per una presa di posizione contro le campagne pseudo-animaliste

CIWF: Compassion in World Farming?
Care attiviste, cari attivisti per la liberazione animale,

crediamo sia giunto il momento di fare chiarezza su iniziative pseudoanimaliste che spesso si propagano in rete e creano confusione in chi non è abbastanza attento al significato delle parole o non ha ancora le idee precise su quali siano le richieste del movimento per la liberazione animale.
Pensiamo che, visto il dilagare del fenomeno, i movimenti animalista e antispecista dovrebbero prendere posizione riguardo a certo welfarismo che si spaccia per animalismo e annacqua, diluisce e di fatto inquina il nostro messaggio.

Iniziative come la recente raccolta di 250.000 firme in Europa per rendere l'allevamento dei Maiali più "etico", senza la benché minima contrarietà all'allevamento in sé, rischiano di fare danno alle istanze di liberazione animale, senza peraltro determinare alcun cambiamento della drammatica situazione in cui versano gli animali.

Chiediamo ai gruppi ed alle associazioni animaliste/antispeciste di prendere una posizione chiara raccogliendo il seguente appello.


Progetto Bio-Violenza
Campagne per gli Animali

Su questo argomento cioè su CIWF e sulla carne felice, benessere animale ecc. sentiamo l'esigenza di esprimere due paroline anche noi.


Meno amore, più rispetto.

Una delle prime motivazioni usate per convincere una persona a diventare vegana, è quella che rivendica quanto gli animali siano esseri senzienti, che come noi hanno dei sentimenti, che provano dolore e che sono meritevoli della nostra compassione ed empatia in quanto simili a noi o ai "nostri" animali considerati "domestici".
La seconda è quella secondo la quale il consumo di carne non sarebbe idoneo con la nostra natura di frugivori e che il consumo di derivati animali di varia natura, crea scompensi al nostro organismo che vanno dall'acidificazione del sangue all'insorgenza di tumori.
La terza è che la coltivazione intensiva, per sfamare gli animali detenuti negli allevamenti anch'essi intensivi,  e gli allevamenti stessi privano la maggior parte della popolazione mondiale di risorse sia in termini di cibo, che di terreno, che di diritti oltre che inquinare pesantemente il pianeta.
Ora tutte e tre queste motivazioni sono fondamentalmente vere.
Le "usiamo" purtroppo spesso anche noi perchè rapportandoci con persone che considerano normale difendere il loro inalienabile diritto alla bistecca, ci rendiamo conto che solo trovando delle motivazioni che coinvolgano la loro sfera personale, possiamo ambire ad avere almeno un minimo di attenzione.
E queste motivazioni funzionano, ma non perchè sono veritiere..ma perchè sono fondamentalmente antropocentriche.
Iniziamo dalla prima.
La cosa del paragonare gli "altri" animali a cani e gatti per far comprendere come siano ugualmente animali socievoli, con una vita sociale in simbiosi con la nostra e con dei diritti (si sa, per cani e gatti chiunque ammazzerebbe la nonna pur di difenderli) crea un buco nero pericolosissimo che fa credere alle persone che siano meritevoli di vivere solo perchè papabili "compagni" dell'uomo e quindi ipotetici animali domestici.
Cani e gatti stessi vengono privati del loro essere selvatico tenendoli in appartamenti, in mezzo a città, portati in ogni luogo in gabbiette o al guinzaglio.
Certo, è per la loro sicurezza, lo facciamo con tutte le più belle intenzioni del mondo...ma non pensiate che si divertano e che stiano bene.
Quindi, se già un animale domestico comune nel suo piccolo mondo ovattato soffre, come pensate stiano gli "altri" in una condizione simile?
C'è il rischio poi del passo successivo..."io considero il mio gatto/cane/coniglio come fosse mio figlio".
Quando sento questa frase mi si accappona la pelle... non metto assolutamente in dubbio la capacità e la bravura come "madre" di nessun*, però rendiamoci conto che non si deve amare un animale solo perchè lo proiettiamo su noi stessi e la nostra specie.
Un animale deve essere rispettato proprio per quello che è, qualsiasi specie esso sia, senza mai dimenticare le sue fondamentali esigenze.
Un animale non ha l'esigenza del bagnetto profumato, ha il suo sistema specifico per pulirsi il pelo e il profumo per qualsiasi di loro, è una violenza al loro delicato e acutissimo olfatto.
Un animale non può mangiare quello che mangiamo noi, salvo casi specifici.
Possiamo condividere, in quanto vegani, la loro alimentazione nel senso che, ad esempio i maiali, mangiano frutta e verdura quindi condividiamo per forza la loro alimentazione, ma mai e poi mai dovrebbero mangiare seitan o prodotti industriali e confezionati.
Un animale erbivoro poi, lo dice la parola stessa, mangia erba!
Fresca o secca sotto forma di fieno ma quello mangia e deve mangiare per essere in salute.
Un cucciolo ha un determinato periodo di allattamento, terminato questo periodo deve stare alla larga dal latte che sia materno o artificiale, non possono rimanere eterni cuccioli ed essere allattati fino a 6 mesi o anno di età.
Poi una cosa che forse sconvolgerà molti di voi...agli animali non piace essere presi in braccio.
Quando alzate loro le zampe davanti, gli scatta una sorta di attacco di panico per il quale si bloccano dalla paura e si lasciano prendere arrendevoli.
Non lo fanno perchè son felici che li prendete in braccio.
Gli animali piccini (conigli, volatili e in generale i cuccioli) quando sentono le nostre mani afferrarli, sono terrorizzati perchè è lo stesso gesto che un predatore in natura compierebbe per catturarli ed ucciderli.
E quando sono più grandi, devono tenersi sempre all'erta perchè afferrati di continuo.
Non fa bene loro questa situazione di stress continuo.
Un animale ha varie esigenze date dalla specie ma anche dal carattere del singolo perchè ognuno di loro ha la sua individualità.
C'è chi si avvicina, chi invece si allontana e nasconde.
C'è chi apprezza la carezza, chi invece non gliene frega nulla.
C'è chi è affettuoso, chi invece è magari rimasto traumatizzato.
Ognuno di loro ha la sua individualità ed espressione e nostro compito è osservare tutto questo seduti in un angolo, magari nascosto, apprezzandoli mentre liberi interagiscono tra loro e svolgono tutte le loro faccende giornaliere.
Saranno loro poi se lo vorranno a venirci incontro, una volta che ci vedono, come saranno loro a decidere se restare con noi un pò o tornare a quel cespuglio così succoso sapendo comunque che chi lo osserva per lui non sarà mai un pericolo.

Nuoce gravemente a chi?

Non possiamo non dire la nostra a riguardo della pubblicazione dell'OMS riguardo la scalata della carne rossa e degli insaccati in cima alla graduatoria dei fattori di rischio in quanto cancerogeni o potenzialmente cancerogeni.
Tutti questi discorsi, oltre a far passare in secondo piano la più evidente controindicazione del consumo di carne, ossia che chi ce la fornisce muore per farlo e quindi nuoce prima di tutto ai milioni di animali che ogni giorno sono rinchiusi negli allevamenti, intensivi e non, e che vengono macellati, tende anche a portare l'attenzione solo alcune categorie di prodotti lasciando intendere che il consumo di carne "bianca" ossia pollo, tacchino, coniglio e pesce nonchè dei derivati in verità non sarebbe sotto accusa.
Inoltre come purtroppo ben sappiamo, dire che una cosa "nuoce gravemente alla salute" non attacca molto se non in persone che hanno già dei problemi o una genealogia che potrebbe portargliene...lo si vede dal continuo fumare della gente, dal continuo sbuffare delle ciminiere, dal continuo trivellare delle montagne piene di asbesto e uranio, dal continuo sviluppo di organismi modificati geneticamente e prodotti chimici specifici per la loro sopravvivenza, dal continuo inserimento di additivi e sostanze chimiche in alimenti, detersivi, prodotti per l'igiene fino ad arrivare alla sperimentazione animale che in quanto modello non affidabile, fa arrivare in commercio farmaci dai molteplici effetti collaterali indesiderati.
Viviamo in un mondo che "nuoce gravemente alla salute".
Se andiamo indietro con la memoria ricordiamo i vari casi di aviaria, influenza suina, BSE...una volta colpiti i volatili, una volta i suini, una volta i bovini...a cicli, un anno un problema, l'anno dopo quell'altro e via dicendo.
Secondo noi, tutte manovre fatte ad hoc per riequilibrare il mercato in base alle segnalazioni delle associazioni di categoria e agli andamenti del mercato.
Oltre che a smuovere eventuali aiuti, contributi e sovvenzioni della Comunità Europea. (nb. gli animali soppressi per aviaria negli allevamenti per gli allevatori non sono stati e non sono tutt'ora una perdita, la CE ha dei rimborsi apposta. Idem per i danni alle culture, attacco di animali selvatici, calamità naturali ecc)
Come per il fumo.
A cosa è servito "provare" che il fumo fa male, oltre a giustificare nuovi test nonostante ci sia in America un decreto che "invalida i test su modello animale in sede processuale perchè non ritenuti affidabili"?
E' servito ad alzare i prezzi del tabacco portando le piccole aziende ancora indipendenti (che nel caso dell'Italia sono pure quelle aziende che sono contrarie alla sperimentazione animale per etica) sull'orlo del fallimento e , dove non ci sono riusciti, la Big Tobacco Company ha attuato nei loro confronti addirittura opere di sabotaggio (vedi casi di Yes Smoke e Chiaravalle) facendo sì che, chi vuole continuare a fumare, debba sborsare dei bei soldini alle grosse compagnie che si riforniscono di sementi OGM brevettate Monsanto e che lo trattano con porcherie chimiche...così si fuma un tabacco che per forza fa male!
Tornando al caso OMS, l'indagine svela che carne rossa di mammiferi è potenzialmente pericolosa e che i prodotti lavorati lo sono di sicuro omettendo dettagli molto importanti.
A- Lavorazioni particolari, tipo l'affumicatura e la salatura, erano già state messe alla gonga dalla Comunità Europea nel "pacchetto igiene per la sicurezza alimentare" in quanto dichiarate potenzialmente causa di insorgenza di malattie, idem per quello che concerne le grigliate (in generale di carne o verdura) in quanto durante questo processo di cottura si sviluppano tossine quindi, non si parla dell'origine dell'alimento, bensì di come viene cotto o trattato ossia conservato.
B- L'utilizzo di conservanti chimici, la presenza di fosfati, polifosfati e solfiti nella produzione di determinati prodotti è un problema anch'esso già preso in considerazione e, molte aziende, si stanno già paraculando cambiando le loro politiche produttive.
C- L'attenzione viene posta particolarmente sulla carne rossa e di mammifero dimenticando che, già da parecchio tempo con la scusa di prodotti "dietetici", molti affettati sono a base di pollo e tacchino (vedi linea Aequilibrium) e che buona parte dei wurstel in commercio sono sempre a base di pollo e tacchino quindi carne bianca che non viene presa in considerazione dall'OMS.
Poco tempo fa, ci sono state tantissime campagne, interventi televisivi e giornalistici atti a porre l'attenzione sull'eccellenza dei prodotti Italiani per merito della maggiore attenzione alla filiera alimentare (su questo si basa anche la linea difensiva di Assocarni) e tutto questo perchè sempre più persone, tramite l'informazione libera e tramite il lavoro di chi compie investigazioni e ricerche, conoscono qual'è la situazione e le condizioni di allevamento che, purtroppo, anche qui in Italia ormai la fanno da padrone prendendo esempio dal modello statunitense.
Quando si passa accanto ad un allevamento, raramente si vedono fuori gli animali al pascolo.
Riconosci un allevamento dai capannoni, dai silos, dalla concimaia, dalle rotoballe ma gli animali non li vedi perchè sono là dentro, ben chiusi e lontani dalla vista.
Ti fanno credere che dentro a quei lager stanno bene protetti, serviti e riveriti.
Per quel che riguarda l'allevamento bovino, già con la BSE e grazie ad altri casi, tante cose sono venute allo scoperto: mangimi con farine animali, contraffazioni di marche auricolari, smaltimento non autorizzato di carcasse, vitelli strappati alle madri, madri che a soli 5 anni muoiono tra le più atroci agonie distrutte dai continui parti e dalle continue mungiture che gli causano mastiti che nessuno si prende la briga di curare.
Ma l'allevamento avicolo?
Polletti che razzolano in verdi prati, mangiando semini e granini buoni prodotti in "madre patria" e curati in maniera esemplare quindi, per il comune consumatore onnivoro, il tutto si traduce in carne sicura, buona, di qualità e quindi...chi ce lo dice che questo studio dell'OMS non sia un momentaneo allarme creato ad hoc per far risalire un pochino il mercato di carne bianca che probabilmente stava accusando un pò di crisi?
Carne bianca uguale anche coniglio...non è forse già da tempo in calo il consumo della loro carne essendo entrati di fatto, anche se non di diritto, nella categoria di animali da compagnia e quindi, giustamente, come animali da non uccidere?
Ecco risolto, il coniglio fa bene, mangia il coniglio.
Il pollo? E' sanissimo, mangia il pollo.
Questo sembra il messaggio che noi leggiamo in tutti questi studi.
Altro esempio (per far capire la correlazione tra le cose e le manovre in atto nelle politiche agricole grazie ad EXPO e al TTIP) gli ulivi: la Monsanto crea un ulivo OGM, apre 3 sedi in Italia et voilà...ulivi impestati di mosche preistoriche mangiaolive e la soluzione contemplata non è quella più logica di smettere, ad esempio, di spruzzare diserbante tra i filari distruggendo le erbe che ospitano i probabili nemici della suddetta mosca che fatalità verrebbe dagli USA...no, come soluzione è stata decisa l'eradicazioni di ulivi secolari come se un'annata sbagliata bastasse per condannare una pianta che per un anno non fa il suo lavoro (ignorando che le varietà antiche, dopo i primissimi anni, hanno un picco di produzione biennale) tanto ci sono gli ulivi della Monsanto che possono essere piantati al loro posto.
(Nota: Monsanto ha creato una linea di prodotti specifici per la cura della Xylella)
Quindi, per tornare al motivo principale di questo scritto, vogliamo levarvi l'illusione che la carne bianca sia immune da questo studio.
Quando parlano di insaccati, prodotti lavorati e wusterl, sappiate che parlano anche di carne bianca.
Quando hanno portato via tutti i tacchini qui dall'allevamento, erano rimasti alcuni tacchini...scartati da ogni capannone e lasciati lì a guardare i compagni salire a forza sul nastro trasportatore in piena notte.
Animali storpi, i "freak" dell'allevamento di "qualità"....zoppi per le eccessive mutilazioni, la cui crescita si era fermata, con ferite mai curate e quindi infette, sporchi perchè essendo deboli sono finiti schiacciati dagli altri, qualcuno anche accecato sono stati poi raggruppati in un recintino nel capannone 7 ormai vuoto e caricati in un altro camion la notte seguente.
Alla nostra domanda su che fine facessero, ci sentimmo rispondere che sarebbero diventati "crocchette e wusterl" perchè considerati di seconda categoria.
Ci disse che era una maniera per comunque venderli senza che fossero considerati meri "scarti" e quindi da smaltire.
Guadagnare quindi anche da quelli che per loro sono scarti, ma che per noi sono creature che hanno subito il peggio del peggio a causa del consumo delle loro carni.
Tanto una volta che sono "carne separata meccanicamente" chi se ne accorge della loro sfortuna, della loro sofferenza, del loro malessere?
Nessuno...via dal guscio di plastica, sulla bella griglia rovente e via.
Questo l'OMS non lo considera...
Ma anche senza scomodare il caso estremo, basta prendere in considerazione anche solamente tutte le migliaia di altri tacchini che hanno fatto l'ultimo viaggio verso il confezionamento.
Dentro ad uno di questi capannoni (abbiamo fatto i conti prendendo le linee guida della CE relative al "benessere animale") ci dovrebbero stare al massimo 1000 tacchini circa considerato che è previsto uno spazio di 0,50 mq ad animale.
Sapete quanti ne stavano qui dentro?
Il quadruplo almeno, quando andava bene...
Ci sono state punte di 40.500 animali suddivisi in 7 capannoni...ok che il 7 è più grande, lì ce n'erano quasi 10.000, il che significa che negli altri 6 ci stavano più di 30.000 animali.
Fatevi 2 conti...come può stare un animale in quelle condizioni?
Male, la risposta è semplice.
Quindi cosa si fa quando un animale sta male?
Lo si cura.
Con cicli di antibiotici, integratori, sali e sostanze "adattogene in caso di stress"...dov'è il benessere animale in tutto questo?
Cosa resta? Ah si, l'alimentazione naturale con cibo "made in italy" (sapendo che in Italia è vietata la coltivazione di OGM con questo fai intendere che il mangime non è OGM).
Vi lasciamo con la foto di quello che mangiavano i tacchini allevati qui e quello che mangiano tutti gli altri tacchini allevati per la stessa "catena" essendo il produttore un consorzio di proprietà degli stessi.
Questa è la vostra carne bianca.
Il male e lo schifo sono ovunque, c'è bisogno di una rivoluzione agricola reale che la CE sta ostacolando perchè troppi sono gli interessi in gioco.
Il TTIP consente queste cose e altre peggiori, il "made in Italy" tra poco non significherà più nulla.
"Sfamare il pianeta" è il più grande business esistente partito con il WTO di Seattle ed arrivato ai risultati che vediamo oggi sui banchi dei super e iper mercati.
I produttori ortofrutticoli che rispettano le tradizioni dei padri e dei nonni sono esclusi da questo mercato che pretende frutti dai colori uniformi e brillanti e tutti delle stesse dimensioni, forma e curvatura.
E in tutto questo, miliardi di abitanti di questo pianeta soffrono, a qualsiasi specie appartengano, vengono cacciati dalle loro case, vedono i loro prati e boschi incendiati, vengono presi e reclusi.
Il mondo "civilizzato" nuoce gravemente alla salute... di tutt*