domenica 18 giugno 2017

MANIFESTO PUNK AGRICOLO

Agripunk non è un utopia, è una dimostrazione pratica dell'antico detto «si stava meglio quando si stava peggio». Vedilo come un viaggio. Un lungo viaggio. Con tante fermate e gente semplice da conoscere. Con un mondo da scoprire ripartendo dalle cose infinitamente piccole come gli aculei di ortica che ti si sono appena piantati sulla pelle, per poi trovarti a pranzo a condividere un piatto con la stessa ortica che ti ha morso.
Non è poi così cattiva come la dipingono quell'erbaccia che tutti vogliono estirpare.
Questa pianta ci rappresenta.
In una guerra tra tagliaerba infernali e diserbanti, gli agricoltori spendono tutte le risorse in pesticidi fabbricati dalle megaindustrie petrolchimiche del nazifascismo multinazionale.
Non ci sarà libertà per nessuno finchè ci saranno dei padroni e delle autorità.
Basta prendere una zappa e fare uno di quei movimenti che probabilmente sono la sola ragione dello sviluppo evolutivo millenario del fisico e della mente dei nostri cari sapiens sapiens.
Zappare, camminare, rastrellare, vangare, riposarsi su un'asse di legno.
Procurarsi cibo senza comprarlo e senza essere schiavo di una società a cui volerlo sottrarre.
Tutte cose che sono state minuziosamente eliminate poco a poco dalle vite di molti. Senza che tanti altri se ne accorgessero e grazie a pochi altri che hanno fatto finta di niente. Altri come me, come te, come noi tutti.
Ed ora ti ritrovi a passare la vita in un carcere fisico e mentale, con luce filtrata da fantasmi sospesi nel cielo, imprigionato da una busta paga o da una provvigione sul venduto, da un mutuo prima casa o dai versamenti per arrivare alla pensione.
E' molto più utopica questa società in cui vivi che la semplice assenza di società sostituita dalla solidarietà del libero pensiero e dal fuoco che distrugge ogni forma di dominio esistente e libera il vivente.
Al nazifascismo delle megaindustrie e degli ipermercati, al razzismo diffuso tramite la stampa e la televisione di regime, non reagiamo con le manifestazioni nazionali, valvola di sfogo del cane che si morde la coda girando su se stesso.
In piazza ultimamente abbiamo visto troppi personalismi e troppi tricolori, ci fanno vomitare.
Azione diretta non è chiedere altre leggi. Non è chiedere giustizia.
Azione diretta è non accettare l'ingiustizia e liberare i prigionieri.
Non staremo qui a sindacare su cosa ognuno di noi possa fare.
La nostra risposta è mettere le idee in comune. Liberare il pensiero, e di consegueza la parola e tutte le altre libertà di cui ogni individuo sia felicemente privato.
Alla società del dominio tecnologico rispondiamo con la solidarietà individuale e il volontariato.
Rispondiamo con l'aggregazione sociale, attraverso lo svolgimento e la promozione di attività culturali, ricreative e artistiche al fine di migliorare la conoscenza del pianeta e delle sue tribù di ogni specie, nel rispetto del vivente e distruggendo il muro di silenzio che si erige a protezione del sistema esistente. Qualunque esso sia.
Rispondiamo continuando l'opera dei compagni antifascisti che sono stati pestati a sangue, assassinati negli incidenti stradali, fagocitati dai cantieri e dalle acciaierie, imprigionati, strangolati dalla compagnia dei veleni. Tutto questo a causa del sistema esistente sempre basato sul dominio fascista e sulla repressione attuata dallo stato nazionale e multinazionale.

L'allegra compagnia antispecista

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