lunedì 15 agosto 2016

Cento oche hanno bisogno di noi!

La scorsa settimana a Belforte, frazione di Gazzuolo, al confine tra Mantova e Cremona, è stato individuato un allevamento abusivo di oche.
Gli animali, più di centocinquanta, erano – in base a quanto riportato da “La Provincia di Cremona” - detenuti all'interno di un'abitazione, in barba a qualsiasi regolamento su igiene e norme di detenzione degli animali.
Difficile immaginare in che condizioni le povere oche siano state costrette a sopravvivere.
La scoperta di questo lager casalingo avrebbe potuto (e dovuto) significare per loro la fine di un incubo.
Ed invece quel che è accaduto è esattamente l'opposto.
Il proprietario dell'allevamento illegale ha patteggiato con il comune di Gazzuolo, ed ottenuto la ratifica di un'ordinanza, datata 14 agosto, che da il nulla osta all'uccisione immediata degli animali “in sovrannumero” rispetto al massimo consentito dalla legge per gli allevamenti domestici.
In pratica, entro domani, più di cento oche saranno massacrate.
Al solito, saranno gli animali a pagare colpe di altri.
Al solito, la risposta delle istituzioni è quella più facile. Ma più ingiusta.
Lo vediamo in ogni ambito, come a prevalere sia la politica della coercizione, dello sfruttamento, dell'uso della forza verso chi è considerato inferiore, o inopportuno, fastidioso, inutile.
Per questi animali, per queste “stupide oche”, non viene neanche presa in considerazione la possibilità di salvar loro la vita, cercare per loro un'alternativa.
E' uno scenario che si ripete. Lo abbiamo visto tante volte in passato nei tanti casi di cinghiali ed altri animali selvatici condannati a morte per il solo fatto di esistere e pervicacemente cercare di sopravvivere in un mondo sempre più antropizzato ed urbanizzato. O in quelli di animali che fuoriescono dalle gabbie, reali e ideali, in cui sono stati rinchiusi (da carne, da laboratorio, da pelliccia, da circo) e diventano per questo o inutili o pericolosi. Sono casi anche recenti, come quello delle mucche dell'allevamento di Suzzara (aiutate dalla Rete dei Santuari di Animali Liberi), o quello dei tori di Pantelleria (anche loro salvi grazie all'estesa mobilitazione). O di Scilla, il toro evaso in Sicilia e che presto verrà accolto da Agripunk Onlus.
Perché – e lo abbiamo dimostrato tante volte – un'alternativa è possibile.
E mentre lavoriamo per un cambiamento radicale, per una società nuova, possiamo provare a cambiare il destino, qui ed ora, di chi si trova al momento stritolato tra gli ingranaggi di questo sistema. Possiamo provare a dare dei segnali, a porre le basi, a gettare semi.
Possiamo provare, intanto, qui ed ora, a fermare la mattanza e salvare le cento oche condannate a morte.

Scriviamo e telefoniamo al sindaco, alla ASL, alla polizia municipale. Auguriamo loro buon ferragosto e chiediamo che intervengano prontamente per bloccare il massacro.

Blocco mail:
sindaco@comune.gazzuolo.mn.it; vigilanza@comune.gazzuolo.mn.it; vet.viadana@aslmn.it; provincia.mn@gazzettadimantova.it ; redazione@cronacamantova.it;cronaca@vocedimantova.it; info@newsmantova.it; redazionemantova@radiobruno.it

Telefoni:
Sindaco di Gazzuolo, sig. Loris Contesini: 0376/924924

Vicesindaco ed assessore al territorio, sig. Enzo Benedetti: 3331031878

Polizia Municipale di Gazzuolo: 3351204155

ASL distretto veterinario di Viadana: 0375789754

Mail tipo:
Al sindaco di Gazzuolo, al responsabile ASL, al responsabile Polizia Municipale

Gent. Sig.ri,
ho appreso della scoperta, nella frazione di Belforte, di un allevamento abusivo di oche.
Gli animali erano detenuti in altissimo numero all'interno di un'abitazione, il cui proprietario era privo di qualsiasi permesso ed operava al di fuori di ogni regolamento e norma.
Ho anche appreso che è stata emessa ordinanza urgente che consente all'allevatore di uccidere tutti gli animali in sovrannumero (più di cento) entro domani.
Ma quelle oche non sono cose, sono esseri senzienti. E non hanno colpa alcuna in questa vicenda. Anzi, sono le prime vittime.
Una soluzione alternativa è possibile, che salvi loro la vita e dia un segnale, da parte vostra, di empatia e compassione nei loro confronti.
Esistono associazioni e rifugi che possono impegnarsi nel loro ritiro e allocamento.
Vi chiedo un gesto di umanità.

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