mercoledì 4 gennaio 2017

Verdena

Verdena è una delle prime mucche di Suzzara che abbiamo visto in foto, stava nella stalla insieme ad Io, già amiche oltre che compagne di prigionia e all'inizio era “quella con la V bianca”.





Per noi la V è un po’ un simbolo, un segno ma non per quello che qualunque vegano potrebbe pensare.
Non si sa per quale motivo, ma sul cancello dell’ormai ex allevamento, c’è sempre stata una V verde.
Nemmeno David che gira e rigira era già da una decina d’anni che viveva qui, ricorda quando fosse spuntata quella V verde di plastica attaccata al cancello…la ricorda da sempre.
Anacronistica, visto il contesto nel quale si trovava, la presi come presagio già la prima volta che venni qui e prendemmo come fine, come punto di arrivo e come punto di svolta il dare un senso, uno scopo reale a quella lettera.
Quando vedemmo le foto delle mucche, c’era appunto una mucca con la V bianca in fronte, poi chiamata n°5798, chiamata poi ancora Verdena.
La sua V bianca divenne un nuovo simbolo, un nuovo presagio, un nuovo punto di arrivo: salvarle, aiutare chi le stava salvando lanciandoci a capofitto nella improbabile impresa di avere 8 mucche di punto in bianco, da un giorno all’altro.
Un lavoro immane, una spesa enorme, un impegno assurdo…tutte cose delle quali non avevamo paura perché volevamo farlo, punto e basta.
Ci avevano inviato alcune foto per farci capire la gravità della situazione.
Le guardavamo mille volte al giorno mentre lavoravamo per loro e aspettavamo di sapere se erano salve.
Le guardavamo ogni volta che lo sconforto tentava di fare capolino per farci di nuovo forza e non arrenderci.
Abbiamo guardato talmente tanto quelle foto che ormai ci sembrava di conoscere già quelle 2 mucche in particolare, ci eravamo già affezionati a loro.
Poi finalmente la situazione si è sbloccata.
La nostra Asl aveva dato l’autorizzazione a farle arrivare anche tutte e 8 se fosse stato necessario, riuscendo anche a far segnare come “non destinati alla produzione di alimenti” sia loro che tutti gli altri abitanti di Agripunk.
Le mucchine erano salve e alla fin fine avrebbero preso strade diverse.
In altri rifugi della Rete avrebbero trovato altri compagni di vita mentre 3 di loro sarebbero venute a vivere con noi e ovviamente non ci importava quali sarebbero state... ognuna di loro sarebbe stata la benvenuta.
Però quella con la V bianca, una di quelle che ci hanno dato la forza per intraprendere questa impresa, con quella lettera che tanto ci ha motivato, lei che guardavamo in foto mentre si decideva del loro destino…sarebbe stato bello che tra loro ci fosse proprio lei.
Quando sono arrivate a fine settembre era già buio e mentre aspettavamo che si aprisse lo sportello del camion pensavamo “dai che c’è lei!” e lei c’era.
La prima era Polz che non voleva saperne di scendere e bloccava anche le altre due.
Quando siamo riusciti a farla scendere è apparsa lei, quella con la V bianca in fronte insieme a quella che era stata finora la sua compagna di sventura, Io.
Il segno che si materializza, ancora una volta.
Simpaticamente però anche lei non voleva scendere.
Stava a protezione di Io, impaurite entrambe ma allo stesso tempo curiose.
-Una di noi è già scesa, ho visto che c’è del fieno…forse ci si può fidare di questi qui…boh sentiamo che dice: Ehi Polzi! tutto apposto? Che dici, ci si fida di sti qua?-
Sembra chiedere il muggito che parte dall'apertura del cassone.
Polz, che ormai era già in fondo alla stalla a bere, torna indietro caricando all'impazzata, si ferma davanti al camion e alle nostre facce sbiancate.
-Si dai, non ci son catene, c’è tantissimo spazio, c’è na botta assurda di cibo e questi si son spaventati per na carichetta…massì scendete, sono innocui.-
Questo sembra essere il muggito di risposta e finalmente anche Verdena scende dal camion seguita a ruota da Io.
Finalmente al sicuro!
Iniziava nei giorni successivi quella fase delicata durante la quale si instaura la fiducia reciproca, quel momento in cui per l’euforia vorresti corrergli incontro ed abbracciarle, ma loro ancora non capiscono chi sei e, soprattutto, cosa vuoi.
Quel momento delicato fatto di sguardi, odori, sensazioni.
Polz fu subito la più spavalda e temeraria, a tratti persino molesta: si avvicinava curiosa, si faceva accarezzare, cercava di ribaltare la carriola, giocava con le pale posate al muro, ti veniva a leccare.
Io riflessiva nel suo angolino alle spalle di Verdena che stava sempre statuaria nel mezzo a fissarti ed a muggire interrogativa.
Ci guardava di soppiatto, ancora aveva dubbi.
Ogni tanto veniva vicina, quel tanto da annusarti ma non abbastanza da farsi toccare.
Cercava di capire, voleva fidarsi ma ancora non ci riusciva.
Fino al giorno in cui finalmente l’annusata è diventata reciproca, i nasi si sono sfiorati, gli occhi negli occhi e tutti i dubbi si sono dissolti lasciando il posto alla gioia della nuova vita appena iniziata.




Al pascolo galoppa come una puledra, appena ci vede arrivare si piazza sotto i meli e ci chiede di scuotere i rami per farle cadere qualche frutto.
Poi ci prova anche lei a tirare giù i rami un po’ tirandoli con la bocca, un po’ prendendoli a cornate…
E una volta avuta la sua adorata mela, si rincorre con Polz su e giù per il pascolo.
E’ la prima a venirti incontro quando la chiami ed è la prima a muggire quando ti allontani.
Sembra un gattino col gomitolo quando si trova davanti ad un cumulo di fieno, si crede una pecora infilandosi in tutti gli spazi più stretti, si crede un capriolo scalando le rive del torrente… con lei stiamo scoprendo quante cose può fare una mucca quando non è costretta ad essere una schiava.

Con lei abbiamo scoperto come la libertà sia euforica.
E lei ha scoperto l’euforia dell'essere libera.

18 gennaio 2016

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