giovedì 5 gennaio 2017

Mai fermarsi alle apparenze

La prima tinta ai capelli l'ho fatta a 14 anni.
Arancione fluorescente, talmente sgargiante che mia madre non mi riconobbe quando mi incrociò in bici mentre tornavo a casa.
Da allora tagli e colori sono stati miei compagni di viaggio, come le Madonnine che cambiano il colore con il tempo io cambiavo a seconda dell'umore.
Non sono mai stata discriminata per questo, ma d'altra parte la mia scuola era un Istituto D'arte frequentata da futuri artisti pazzerelli e dove ogni forma di cromia e stravaganza erano viste come creatività.
Poi venne il lavoro...anche lì tutto regolare....
Fortunatamente il restauro è un lavoro dove è concesso essere creativi (fino ad un certo punto) visto che si sa che il restauratore, o restauratrice, è una persona con una certa sensibilità (non tutti possono stare giornate a spalare guano di piccione in un sottotetto per consolidare le travi ed esserne anche felici...noi si, lo eravamo)
Ho lavorato nel restauro per 13 anni credo, ho perso quasi il conto...
Ho conosciuto critici, sovrintendenti, geometri, architetti, committenti ricconi, politici.
Ho parlato con loro, discusso dei lavori, proposto metodi operativi.
Siamo andati a cene aziendali e spesso ci hanno offerto il caffè.
Certo, ci sono stati anche quelli che non ti cagavano di striscio, che pensavano che i lavori fossero eseguiti da fantasmi di cantiere che loro non potevano vedere ma che sapevano che c'erano.
Ho anche nel mio piccolo diretto qualche cantieruccio...quindi contatto diretto con queste persone.
Mai avuto problemi per il mio modo di essere, di pensare, di vestire anzi... certi geometri in occasione di inaugurazioni scommettevano su come sarei arrivata vestita ma sempre in maniera gentile e scherzosa.
Al di fuori di questi ambienti, c'era il mondo comune.
Mondo in cui si, ahimè, se passi con un ciuffo verde ti guardano strano (cioè siamo nel 2000 e rotti...basta e che diamine) però dopo le prime diffidenze di solito tutto si aggiusta, uno mi conosce e va oltre.
Anche quando mi sono trasferita qui ad Ambra è successo, ma ora invece di guardarmi storto mi sorridono.
Andare oltre le apparenze...
Questo giochino delle apparenze ora sembra stia colpendo anche il nostro progetto...tutto perchè non ci sono volutamente le parole vegan, animali o coccole ma c'è la temibilissima parola "punk".
L'avevamo messo in preventivo, prima di tutto, perchè se uno non si sofferma a capire cosa c'è dietro alla parola Agripunk, significa che a prescindere non è adatto a questa realtà.
Intanto il nome è nato quando abbiamo deciso di iniziare la nostra forma di boicottaggio all'allevamento: darci un nome strettamente correlato alla liberazione animale ci avrebbe portato in maniera inesorabile ad essere sgamati (visto che non abbiamo operato in una realtà lontana dagli occhi e dal cuore ma abbiamo lottato contro le idee di quello che praticamente era il nostro vicino di casa) e non ci sarebbe stato utile...
Poi era divertente perchè entrambi ascoltiamo e seguiamo il punk da quasi sempre (David pure lo suona, io ogni tanto ci provo) e zappare con gli Astensione a palla da una certa carica.
Inoltre volevamo iniziare a coltivare, autoprodurre in modo da tentare di sganciarci dalle logiche malate del mercato.
Era una lotta, una disobbedienza.
E lo è tutt'ora...
AGRI da agricoltura: l'agricoltura tradizionale ormai è una gabbia che contiene al suo interno mezzi agricoli a petrolio, diserbanti e fertilizzanti, raccolta automatica, sfruttamento del lavoro dei braccianti, inciuci di rimborsi e pseudofinanziamenti fittizi, sementi OGM, deforestazione e impoverimento della terra.
Non potevamo definirci "agricoltori" con queste premesse.
PUNK: sinonimo di ribellione ai sistemi preposti dalla società, di denuncia sociale, di anarchia.
Ma non l’anarchia distruttiva che distrugge l'essere più che l'esistente, ma quella realista ovvero che distrugge i preconcetti e i simboli del sistema esistente per costruirne altri nel rispetto della libertà degli abitanti di questo pianeta. Dei preconcetti e dei simboli antispecisti.
Nel nostro caso quindi ci siamo imposti l’obbiettivo di destabilizzare, combattere e distruggere il sistema imposto di coltivazione della terra, di concezione schiavista ed alienante del lavoro e di “mantenimento” degli animali al solo scopo di renderli merce e cibo per noi umani e i nostri pets.
Vogliamo riscoprire l’antico metodo di coltivazione che valorizza e nutre la terra, vogliamo ospitare animali solo per dare loro la possibilità di essere liberi, vogliamo vivere dedicandoci a lavori che consideriamo utili senza darci timbri di cartellino e orari se non quelli dettati dalla luce del sole e dalla nostra fatica.

Vogliamo distruggere per ricostruire.
Distruggere un posto che fondava il suo profitto sullo sfruttamento animale inquinando un posto che merita di essere solo liberato.
Un posto dove il clima e l'abbondanza d'acqua creano il supporto ideale per la vita di ogni essere, dove la terra si plasma nelle tue mani, accoglie il tuo seme e ti ricompensa con i suoi frutti.
Ricostruire una società dove chi ne fa parte ha pari diritti: di coltivare, di pascolare, di razzolare e di lavorare secondo le proprie attitudini personali.
Ricostruire i frutteti malati, le piante boschive infestate dai ficus e dall'edera, ricostruire il lago per donarlo agli uccelli e ai pesci, ricostruire case coloniche abbandonate e fondi malandati per dare un riparo e una vita a persone che sentono vibrare nelle vene questa nostra stessa voglia di cambiare.
Le persone che ci stanno aiutando, lo fanno perchè lo sentono anche loro.
Parecchie volte si è pensato di cambiare il nome in qualcosa di più politicaly correct e quasi sempre ci siamo trovati in disaccordo e in imbarazzo perchè non troviamo nessun altro nome che riassuma così bene quello che stiamo facendo e piace troppo a chi ormai è nel progetto fino al collo.
Mettere le parole vegan/animali/rifugio/coccole sembra troppo limitante...non siamo solo vegani, non aiutiamo solo animali, non siamo del tutto un rifugio e non siamo carini e coccolosi anzi, siamo parecchio incazzati per come va il mondo.
Nella vita abbiamo sempre preferito essere soli ma sinceri che una moltitudine tenuta insieme da falsità o ipocrisia.
Quello che stiamo creando va oltre il concetto di associazione, oltre al concetto di rifugio, oltre ogni concetto fino ad arrivare ad un unico concetto ben definito: 
la liberazione.
Se vi fermate alla parola "punk" senza approfondire perchè automaticamente la vostra mente corre all'idea del punkabbestia bolognese strafatto, vi consigliamo vivamente di fare un passo avanti e guardare come il punk non sia solo musica e oltraggio, ma anche e soprattutto un grido di protesta e denuncia di una società terminale che tenta di soffocare i nostri sogni ed aspirazioni più profondi.
Una cara amica una volta mi ha scritto sulla borsa che non si è punk nella cresta, lo si è nella testa.
Andate oltre le apparenze quindi...sotto ad una cresta spessissimo c'è una testa piena di idee e sogni e battaglie da portare avanti e realizzare per la liberazione di tutti.
Che poi se proprio volete tenere in considerazione lo stereotipo del "punk sudicio con la cresta che sputa in terra" sappiate che non c'è punk più punk di Pablo, il cinghiale bucato.

Visto che li ho citati, sono venuti a suonare a casa nostra e sono dei carissimi amici e persone di cuore e testa, vi regalo questo loro video.

Buon ascolto e buona riflessione

Dez



12 Febbraio 2015

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